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Lucio

democrazia, libertà, dignità, ciascuna persona ha valore in quanto tale

Lucio

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November 19

popolo invisibile...

 
 
 
  
 
       Propongo una poesia di Santino Spinelli:
 
 
 
       

Ki Sìlvja

¢havo tar li ýené ka na dikhèmbe

A Silvia

Figlio del popolo invisibile

Dat,

luló tùth ninguèle

tar i čuči nasfalì…

Òutarèle o muj, maÒkurinèle i bokh.

Dat,

o ìve parnó Òurdó tri ýelatùre

perèle tar o thèm zuralé

ta čharèle i murtì kalì tar o tatipé...

Dat,

o graÒt, o graÒt dukhaddó

na naÒèle kringià

o Òurdipé parnò kerèppe tùth Òutaló.

Dat,

i čare phabbardì tar i čikh prixalì

na dèle čiči,

bravàle zoralé a risène ko kàne langané.

Dat,

andré čikh melalì li phré xalé tatarèmbe

li briÒindé baré sar i jardìkh ka biandevèle a khiàle

vitsikenèle o dommò banjardò.

Dat,

andré Òurdì ràt i čikh liÒdràle sassarì

duràle Òunèppe ankòre

o tikinó dox tar i baÒalì pirdì tri puÒì.

Dat,

i bravàle bi sovibbé tsiddèle li bàle

i kalì čhòne sa xrìvie

lèle li khiá.

Dat,

i gilí tar li čiliklé murraddé

kotàre li Òukhé rùkh tri maslilì

dukhavèle o tikinò sovibbé barò.

Dat,

o kham, o kham sa jag lolí

si sar ni pallòne phabbardò

Òukhiarèle o sabbé sapanò tar o rovibbé.

Dat,

i gilì romanì a si ni dùkheme ka rivèle

a vèle anglé kinì ta kelèle

ni bàr dukhipé nguldò.

Dat,

li fulmène sàr čurià phabbardià

a vène tilé bikamlipé

čhinène i pòre bokhalì.

Dat,

o drijàve londò tassavèppe

o lačho čororipé na véle anglé

khià tri veÒ dikhène disià mulé.

Dat,

lène tri rovibbé rovène

purkané baÒaddipé ka lène ta tsiddène

sar baré briÒindé sapanarène liÒdrandònne ýené nangé.

Dat,

o barò kalipé dèle duth ta kriss

sa andré jekh mistipé,

o bičhibbèngre kwitipé vakerèle tar o mistipé barò

Dat,

ni dikhipé démme ngì li khiá tri kòne ni ma dikhène

 

pi ta ýavammàng khiàle sassarò

maÒkaràle ki li kakhiá tar li ýené ka na dikhèmbe.

Santino Spinelli

Padre,

gocce di latte rosso di sangue

sgorgano dal seno malato…

inacidiscono il palato, disgustano l'appetito.

Padre,

la neve bianca fredda di gelo

scende dal cielo violento

a coprire la pelle nera di caldo…

Padre,

il cavallo, il cavallo ferito

non galoppa traguardi

schiumoso il sudore si trasmuta in acido latte.

Padre,

l'erba arsa dalla terra avida

non emoziona calore,

turbini irrefrenabili arrivano all'udito zoppicanti.

Padre,

nel fango i piedi putrefatti si scaldano

le piogge battenti come ortiche selvatiche

fustigano il dorso ingobbito.

Padre,

nella notte gelida la terra trema tutta

lontano echeggia ancora

la stridula gola del polveroso violino.

Padre,

il vento insonne sradica i capelli

la luna nera di odio

acceca la vista.

Padre,

il canto rauco di uccelli spennati

dai rinsecchiti rami d'ulivo

tormenta il breve sonno eterno.

Padre,

il sole, il sole rosso di fuoco

è una palla ardente

prosciuga il sorriso bagnato di lacrime.

Padre,

il canto romanó è un reiterato lamento

avanza, s'affanna e danza

un dolce prolungato dolore.

Padre,

i fulmini come lame roventi

si abbattono impietosi

squarciano il ventre affamato.

Padre,

il mare salato affoga

la saggia miseria annaspa

occhi di bosco fissano immagini di città già morte.

Padre,

i fiumi di pianto singhiozzano

travolgenti arcane melodie

come tempeste bagnano ansimanti nudi corpi.

Padre,

l'oscurità infinita reca luce e giustizia

in egual benefica misura,

il muto silenzio parla d'amore perenne.

Padre,

lo sguardo concedimi con gli occhi di chi non

vuol vedere

per svanire indelebile, completamente diluito

tra le ali del popolo invisibile.

Santino Spinelli

 

 
  
 
 
 
November 18

l'istrione

 
 
 
  
 
        
 
         A ciascuno la sua maschera, ecco una maschera simpatica.
 
         Propongo una canzone di Charles Aznavour:
 
ecco il collegamento, sotto il testo: http://www.youtube.com/watch?v=hfGHWqnstU0
 
 

L'Istrione

 

 

Io sono un istrione
ma la genialità  è nata insieme a me
Nel teatro che vuoi
dove un altro cadrà  io mi surclasserò.
Io sono un istrione
ma la teatralità  scorre dentro di me
Quattro tavole in croce
e qualche spettatore
chi sono lo vedrai.
Lo vedrai.
In una stanza di tre muri
tengo il pubblico con me
sull'orlo di un abisso oscuro
col mio trac e coi miei tics.
E la commedia brillerà 
del fuoco sacro acceso in me
E parlo e piango e riderò
del personaggio che vivrò.
Perdonatemi se con nessuno di voi
non ho niente in comune
Io sono un istrione
a cui la scena dà 
la giusta dimensione.
La vita torna in me
ad ogni eco di scena che io sentirò
e ancora moriro
di gioia e di paura
quando il sipario sale
paura che potrò non ricordare più
la parte che so già 
poi quando tocca a me
puntuale sono là 
nel sogno sempre uguale.
Uguale.
Io sono un istrione
ed ho scelto oramai
la vita che farò
Procuratemi Voi sei repliche in città 
e un successo farò.
Io sono un istrione e l'arte,
l'arte sola è la vita per me
Se mi date un teatro
e un ruolo adatto a me
il genio si vedrà .
Si vedrà .
Con il mio viso ben truccato
con la maschera che ho
sono enfatico e discreto
versi e prosa Vi dirò.
Con tenerezza o con furore
e mentre agli altri mentirò
fino a che sembri verità 
fino a che io ci crederò.
Non è per vanità 
quel che valgo lo so
e ad essere sincero
solo un vero istrione
è grande come me
ed io ne sono fiero.
ed io ne sono fiero.

 
 
  
 
 
 
November 17

se tu .......

 
 
 
  
 
 
       Propongo una poesia di Giuseppe Ungaretti, da "Il dolore" (1937-1946):
 
 

 

 

 

Se tu mio fratello

 

 

Se tu mi rivenissi incontro vivo,

Con la mano tesa,

Ancora potrei,

Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere,

Fratello, una mano.

 

Ma di te, di te più non mi circondano

Cha sogni, barlumi,

I fuochi senza fuoco del passato.

 

La memoria non svolge che le immagini

E a me stesso io stesso

Non sono già più

Che l’annientante nulla del pensiero.

 

 

 

 

 
 
November 16

TESTAMENTO BIOLOGICO

 
 
 
  
 
       
      Ospito un'interessante riflessione di Silvio Razza che ringrazio per il prezioso contributo:
 
 
 

SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

 

                 In questi ultimi mesi l' argomento “fine vita” è entrato prepotentemente nello discorrere politico con confronti a volte molto aspri tra i fautori delle diverse soluzioni al problema.

    Tiene banco “l' accanimento terapeutico” e se l' idratazione e l' alimentazione sono un “sostegno” o una “terapia”.

                   E' un tema, questo, che la comunità scientifica internazionale continua a trattare ma senza dare delle risposte definitive al dilemma.

                   A mio avviso, qualunque trattamento riservato ad una persona che non sia in grado di esprimersi trovandosi in stato vegetativo, deve essere ritenuto “terapia” e, quindi, visto l' art. 32 della Costituzione che recita “..... nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana....” una legiferazione in materia appare quanto mai urgente anche alla luce del caso di Eluana Englaro dove una Corte di Cassazione, vista l' assenza di leggi, si è sostituita al legislatore indicando la strada da seguire.

                   Da quanto sopra, appare evidente che il cittadino deve essere messo in condizione di far sapere quali siano le condizioni di trattamento terapeutico cui non intende sottomettersi in caso di malattia che lo riduca allo stato vegetativo mentre mi sembra in contrasto con la Costituzione la norma che lascia al medico, comunque e sempre, l' ultima parola.

                   Il problema assume aspetti drammatici quando la volontà non viene espressa e, a causa dell' imponderabile (incidente stradale o sul lavoro per fare un esempio) come successo alla povera Eluana che rimase vittima di un incidente stradale: chi ha la facoltà di porre fine alla vita di un individuo ridotto a stato vegetativo? Hanno diritto i famigliari a poter usufruire del sostegno dello stato qualora decidano di non sopprimere, perchè di questo si tratta, un figlio, un genitore, un marito o una moglie? Deve prevalere l' opinione del medico o l' opinione dei famigliari?

                   A questo punto interviene il problema etico e la chiamata alla responsabilità dei parlamentari cattolici all' obbedienza alle direttive della Chiesa.

                   Io da cattolico, credente, osservante e praticante nonché militante nell' associazionismo anche con ruoli di responsabilità, non sono molto convinto della correttezza della gerarchia quando richiama all' ordine i parlamentari espressione del mondo cattolico.

                   Per prima cosa osservo che la Costituzione all' art. 67 dice “.....ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato...” il che, in uno Stato laico e non confessionale, significa che ogni deputato e senatore può e deve esprimersi senza condizionamenti, neanche dal Partito di appartenenza. Egli risponde del suo operato al popolo italiano ed esclusivamente al popolo italiano e non ad altre istituzioni siano esse la Chiesa, i Partiti, le Associazioni di categoria o le varie lobbies. Per i cattolici non deve riemergere l' inconciliabilità tra i principi della fede e la sfera della legge civile: i tempi del “non expedit”  dovrebbero essere finiti da un pezzo.

                    In un recente scritto, Corrado Belci, figura carismatica  ed indimenticabile della prima repubblica, citava Giuseppe Lazzatti, padre della nostra Costituzione e rappresentante di quel nugolo di esponenti cattolici quali Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani che ebbero un ruolo fondamentale nella stesura della “Carta”, il quale in uno scritto del 1948 diceva “......la sfera religiosa attiene al destino finale dell' uomo, la legge civile mira a fare sempre più umana, cioè capace del massimo sviluppo di ogni persona, la convivenza degli uomini.” Da qui appare evidente come la “Legge” mira ad una migliore convivenza per la vita temporale. Viene formulata, secondo le regole della vita democratica, da credenti, non credenti e diversamente credenti.

                    Anche nei documenti conciliari troviamo supporto a queste tesi.

                    La Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes” al Capo IV n. 76 recita “La Comunità politica e la Chiesa sono indipendenti ed autonome l' una dall' altra nel proprio campo.” e, mi sembra, richiami molto il pensiero del Conte di Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato”.

                     Nello specifico del “fine vita”, mi sembra significativo citare il Catechismo della Chiesa Cattolica che al n. 2278 dice “ .......l' interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all' accanimento terapeutico.”  Non si vuole così procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire.

                     Concludo questo mio scritto, citando il documento pubblicato a Natale da un gruppo di “pretacci” come li averbbe certamente chiamati, se li avesse conosciuti, Candido Cannavò.

                     Don Mario Vatta, don Alberto De Nadai, don Pierluigi di Piazza e gli altri, nel loro documento dedicano un capitolo intitolato “del nascere e del morire” che, tra l' altro, dice: “...fra i tanti esempi di accompagnamento per anni e anni di persone in condizioni estreme, si possono collocare anche quelle situazioni in cui le persone non ce la fanno, non per egoismo, tanto meno per cattiveria, ma per scelta personale. O ci sarebbero questioni morali che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona? E' davvero ci si può sostituire a Dio affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone? E perchè non vivere con lui una relazione di fiducia, di accoglienza del nostro vivere e morire, di una vita che continua diversamente nel suo Mistero?

 

Silvio Razza

( Componente Presidenza Regionale ACLI e Direttivo Regionale Forum Associazini Familiari)

               

 

 

 

 

 

 
 
  
 
 
November 14

libertà

 
 
 
  
 
 
      Poropongo una poesia di Santino Spinelli, ci rivediamo fra un paio di giorni: 
 

 

Putraddipé

Libertà

…unàve andré o kwìte

i bičhibbengre gilí

tri čàre

ta soviarèle o gi ki bravàle

maÒkurindonne li purraddipé

ta li vlìne bravalipé;

li dox tri li rùkh

ka pakarèmb andrè li ivalé bravàle;

li manglé rovibbé tro rùkh rovelèngre

ka na putravemb ki li čangaddipé tro ìve.

Kammàve li korkoré gilibbé tro rùkh baró

ka liÒdràle li vaÒtèngre frùnne

sàre vaÒt opré ku thèm,

o kham ka juravèppe pi ta dikkèppe,

i čhone ka na mijarèppe pi ta xoxavèle.

Kammàve o nangipé ta i nguldí Òung

tro baró putraddipé.

Ascolto in silenzio

il muto canto

dell'erba

che dondola l'anima al vento

disprezzando le vanità

e le ricchezze vane;

adoro i sospiri degli abeti

che s'infrangono nei gelidi turbini;

amo gli umili pianti del salice

che non si sciolgono alle carezze della neve.

Adoro le solitarie danze del castagno

che trema le palmipedi foglie

come mani al cielo;

adoro il sole che non si maschera per apparire;

la luna che non si trucca per ingannare.

Amo la nudità e il soave profumo

dell'eterna libertà.

 

 
 
  
 
 
 
November 12

spazio pubblico

 
 
 
  
 
 
       Pubblico un intervento di Daniele Ungaro.
 
      Il ragionamento  parte dalla discussione sulla
 
      sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo sulla vicenda
 
      del crocifisso, per giungere a una nuova prospettiva di
 
      spazio pubblico democratico. Si tratta di una riflessione
 
      affascinante  che condivido, ringrazio Daniele per
 
      questo prezioso contributo, che estendo a tutti:
 
 

I due tipi di spazio pubblico democratico

 

La sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo sulla vicenda del crocifisso – al di là di varie considerazioni di contorno – pone in rilievo una questione essenziale: il rapporto tra spazio pubblico  e regimi democratici. Per intenderci, spazio pubblico indica quel contenitore – costituito prevalentemente dalle agenzie di socializzazione distinte dalla famiglia e dai media della comunicazione di massa -  all'interno del quale vengono espresse (per appunto pubblicamente) opinioni. Le opinioni sono argomenti espressi senza una pretesa di verità fondata su dogmi religiosi, ideologici, o enunciati scientifici dimostrati e comunemente accettati, quindi si tratta di “sentenze” provvisorie, mutevoli e continuamente vagliabili dall'esperienza anche quotidiana (a differenza degli enunciati scientifici il cui mutamento esige esperienze maggiormente consolidate). In sintesi, esistono due concezioni pure di spazio pubblico compatibile con la democrazia. Lo spazio pubblico neutro e lo spazio pubblico di tutti. Inizio dal primo. Lo spazio pubblico neutro rappresenta il modello francese. Lo stato è laico in maniera fondamentale, per cui lo spazio pubblico è accessibile su un piano eguale da parte di tutti solo spogliandosi dalle proprie appartenenze culturali distinte dalla cittadinanza politica repubblicana. Quindi, per esempio, l'unica icona rappresentabile in una scuola pubblica è la foto del Presidente della Repubblica, è addirittura nello spazio pubblico, sia una scuola o una biblioteca, l'espressione manifesta di simboli di apprtenenza religiosa-etnico-culturale – dalla catenina con la croce al velo islamico – viene proibita.

La sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo rimanda implicitamente a questa concezione dello spazio pubblico.

Esiste però un'altra concezione dello spazio pubblico compatibile con la democrazia. Si tratta di quella per cui lo spazio pubblico non è neutro, ma di tutti. In questo secondo caso, tutti i simboli espressione delle identità culturali presenti nello spazio pubblico possono venire liberamente espressi. In sintesi, in questo caso il problema non è togliere, ma aggiungere. Inoltre, in tutti i casi dove è possibile, la decisione su che cosa fare viene presa a livello locale, non centrale. Quindi in prospettiva potremo avere delle aule scolastiche con la sola esposizione della foto del Presidente della Repubblica, ma anche altre con esposizione di crocifissi, mandala tibetani, sure del Corano, versetti della Torah, totem, quant'altro.

Il problema è chi decide su quale dei due modelli – entrambi compatibili con la democrazia – possa venire assunto (o quale mix tra i due possa essere scelto). Lo può fare una sia pure autorevole sentenza? Lo può fare una sia pure legittima richiesta di una famiglia? Un normale principio democratico ci dice che quando bisogna scegliere, almeno in parte, anche per gli altri, esiste il libero e pubblico dibattito democratico e alla fine di questo, il voto. Questo è l'aspetto dirimente della questione. Un legittima pretesa di diritto espressa da un singolo può essere tutelata solo quando non toglie nulla agli altri. O se tale singola pretesa viene rappresentata dalla maggioranza presente nello spazio pubblico. Per capirci, il diritto di non frequentare l'ore di religione cattolica è sacrosanto fosse anche richiesto da un'unica famiglia in Italia, ma il diritto di togliere a tutti qualcosa che c'è può essere espresso solo da una maggioranza dopo un libero e pubblico dibattito. Da questo punto di vista, quindi, il secondo modello di spazio pubblico – per comodità possiamo chiamarlo postmoderno a differenza del primo, classicamente moderno -  ha un vantaggio; a livello locale, aggiungere invece di togliere, può essere richiesto anche da minuscole minoranze, senza danneggiare nessuno (ovviamente se qualcuno si sente danneggiato dall'aggiunta ulteriore di simboli identitari opta per una concezione non democratica dello spazio pubblico e se ne assume la responsabilità).

Nell'attuale panorama politico italiano queste due concezioni dello spazio pubblico iniziano faticosamente a delinearsi in maniera trasversale. Non c'è dubbio che nel centro-destra si stia costituendo sulla scia di Fini una concezione neutra e repubblicana dello spazio pubblico, contro istanze residuali identitarie e confessionali; mentre anche se in maniera meno nitida nel centro-sinistra una visione postmoderna sembrerebbe iniziare a formarsi. Il problema – nella nostra povera patria, citando Battiato – è che la sentenza della Corte sul crocifisso è appunto una sentenza, che ha scatenato nelle parti regressive di entrambi gli schieramenti quei riflessi nevrotici che Freud definiva  coazione a ripetere (quello di cui non sei consapevole sei costretto a ripeterlo all'infinito). Per le parti regressive del centro-destra, la sentenza è la solita aggressione del complotto giuridico internazionale contro l'Italia, la sua maggioranza politica ed il suo governo. Per quelle del centro-sinistra, è il Corano nella lettura fondamentalista, ciò che Dio ha dettato e l'uomo non può modificare. Ma la composizione dello spazio pubblico democratico non può essere scelto né dalle autorità religiose né dalle sentenze di qualsiasi corte.

 

 
      
        
 
      
 
 
  
 
 
 
November 10

JURE TORI TRIO

  

 

 

  

 

             Ecco una bella iniziativa a Gorizia:

 

 

Un appuntamento a dir poco internazionale!!!!

 

Al WINE CAFE di piazza Vittoria, a GORIZIA

giovedì 12 novembre  -   alle 21

concerto del JURE TORI TRIO

 

ovvero:

 

JURE TORI / fisarmonica

EWALD OBERLALEITNER / contrabbasso

e

GANESH ANANDAN / percussioni

 

 

TORI e OBERLEITNER formano un duo già rodato da tempo. Il loro è jazz dall’ampio respiro musicale, che vede anche nel folk, il rock, il blues e la musica classica una ulteriore amplificazione della loro proposta. Musica dalle forti emozioni, e dalle tensioni che si trasformano in momenti di totale ispirazione, questo duo ha trovato nel cd “Reflection of memory” l’occasione per proporre dieci brani originali, intrecciati nelle atmosfere e nelle variazioni di swing zingaro. Album che la critica specializzata ha adorato, premiandolo con entusiastici commenti di approvazione.

I due, assieme, sono capaci di una musica d’autore che travalica ogni confine geografico e stilistico. Portando l’ascoltatore in un viaggio originale e profondo, nelle più ricche pieghe dell’animo umano.

 

JURE TORI con la formazione degli Orlek, ha registrato sette album, suonando in Europa, Stati Uniti, Asutralia e Asia. Fra le sue collaborazioni anche quella con il corpo di ballo internazionale En Knap.

 

EWALD OBERLEITNER dal 1973 insegna al dipartimento jazz alla Facoltà delle Arti di Graz. La sua storia musicale lo ha visto suonare insieme a nomi storici della musica jazz, come Anthony Braxton, Chet Baker, Art Farmer, John Surman e Paul Bley. Anche per lui c’è una lunga lista di date dal vivo, in tutto il mondo.

 

GANESH ANANDAN, percussionista e compositore nato e cresciuto a Bangalore. Formatosi anche grazie a diverse borse di studio, che gli hanno permesso di incontrare importanti musicisti e docenti, Anandan combina la tecnica del tamburello, tipica del sud dell’India, con le tecniche legate alla musica contemporanea e popolare.

 

Ingresso libero e gratuito.

 

 

  

 

 

 

November 09

Figlio del vento

 
 
 
  
 
      Propongo una poesia di Santino Spinelli:
 
 
 
 

¢havó tri bravàle

Figlio del vento

Imé čhavó tri bravàl,

dat di bar drom...

Bar čiar mrú dummó a liá,

dox di graÒt zoralé

ta Òukuàr gilipé di čiliklé

mri khàn a Òunjé.

Tarné rukh a ningirié

mru drom baró,

ta paní ta čikká

ta thèm ta khàm

ta dùt ta tatipé

andré li divès miré;

ni 'ngiràt siné mrù khèr,

Òunasinèm baró!

U tit ta kaná a simm

kirem tikunuró

ta kalá mur kirdé

kiàl laččé

ki li firiddià

ki li Òungengr a Òtarènm,

sàr andré ni Òtaribbé!

Ni Þungalí gilí

di čilikló bi nàv

ki firìd a karèmm;

ni čilikló bi nàv

ta bi kakiá

kirèl pi ta naÒel,

ni dàb andré

u nuÒt tru kuwìt.

Sàr ni panuró ta pirèl

maÒkaràl ki lèn a čiá,

ta na ninguá ta làv li rìv

pi ta kiràl miré.

U paní ningirdó

ki bravàl tri li dàt

aká ningiriammàng li suné miré.

Ni vèl a cil0i ningaddí

ta aká imé a čijom

sàr ma sin´ni bandìer.

Io figlio del vento,

padre di lungo cammino...

Vaste distese erbose la mia schiena ha toccato,

fiati di poderosi cavalli

e dolci cinguettii di uccelli

le mie orecchie hanno udito.

Verdi alberi hanno guidato

il mio inteminabile cammino,

e acque e terre

e cieli e sole

e luce e calore

nei miei giorni vissuti;

una tenda era il mio nido,

mi sentivo libero!

Il tetto or mi protegge

mi rimpicciolisce

e queste pareti

così ben costruite

con le finestre

in fiore mi imprigionano,

una gabbia di sbarre!

Un rauco cinguettio

di uccello senza nome

alla finestra mi attira; un uccello

sconosciuto

con ali deturpate

tenta un volo,

un tonfo nel

vuoto silenzio.

Come una goccia che cade

nel fiume galleggio,

non riesco a toccare le sponde

per proclamarle mie.

Le acque spinte

dal vento dei padri

qui hanno portato i miei sogni.

Una vela è stata ammainata

e qui, io l'ho piantata

come fosse una bandiera.

 

 
 
  
 
 
 
November 08

per voi

 
 
 
  
 
         Propongo una poesia di Gezim Hajari:
 
 

Per voi uomini dell' Europa che vi arrangiate ogni giorno

Per voi donne dell' Est che lavate per terra o accompagnate

a prendere aria i vecchi d' Occidente

Per voi immigrati che dormite sulle panchine e vi svegliate

con un 'immensa nostalgia

Per voi barboni

che non

volete padroni e vivete in pace

con l'universo

Per voi prostitute che offrite il vostro sesso a negri bianchi

gialli fino al sangue

Per voi malati e disoccupati come solidarietà e misericordia

Per voi missionari che portate tenerezza ai deboli prima di morire

Per voi contadini che fate pascolare il gregge e arate i campi da

nord a sud

Per voi folli che ci insegnate gratis la follia

Per voi che siete soli e fuggite come me

scrivo questi versi in italiano e mi tormento in albanese

 

 

 
 
  
 
 
 
November 07

La pace

 
 
 
  
 
      
 
       Propongo questa poesia di Alda Merlini:
 
 

La pace

 

La pace che sgorga dal cuore

e a volte diventa sangue,

il tuo amore

che a volte mi tocca

e poi diventa tragedia

la morte qui sulle mie spalle,

come un bambino pieno di fame

che chiede luce e cammina.

Far camminare un bimbo è cosa semplice,

tremendo è portare gli uomini

verso la pace,

essi accontentano la morte

per ogni dove,

come fosse una bocca da sfamare.

 
 
 
  
 
 
 
 
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