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Lucio democrazia, libertà, dignità, ciascuna persona ha valore in quanto tale |
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November 19 popolo invisibile... Propongo una poesia di Santino Spinelli:
November 18 l'istrione A ciascuno la sua maschera, ecco una maschera simpatica.
Propongo una canzone di Charles Aznavour:
ecco il collegamento, sotto il testo: http://www.youtube.com/watch?v=hfGHWqnstU0
L'Istrione
Io sono un istrione November 17 se tu ....... Propongo una poesia di Giuseppe Ungaretti, da "Il dolore" (1937-1946):
Se tu mio fratello
Se tu mi rivenissi incontro vivo, Con la mano tesa, Ancora potrei, Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere, Fratello, una mano.
Ma di te, di te più non mi circondano Cha sogni, barlumi, I fuochi senza fuoco del passato.
La memoria non svolge che le immagini E a me stesso io stesso Non sono già più Che l’annientante nulla del pensiero.
November 16 TESTAMENTO BIOLOGICO Ospito un'interessante riflessione di Silvio Razza che ringrazio per il prezioso contributo:
SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
In questi ultimi mesi l' argomento “fine vita” è entrato prepotentemente nello discorrere politico con confronti a volte molto aspri tra i fautori delle diverse soluzioni al problema. Tiene banco “l' accanimento terapeutico” e se l' idratazione e l' alimentazione sono un “sostegno” o una “terapia”. E' un tema, questo, che la comunità scientifica internazionale continua a trattare ma senza dare delle risposte definitive al dilemma. A mio avviso, qualunque trattamento riservato ad una persona che non sia in grado di esprimersi trovandosi in stato vegetativo, deve essere ritenuto “terapia” e, quindi, visto l' art. 32 della Costituzione che recita “..... nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana....” una legiferazione in materia appare quanto mai urgente anche alla luce del caso di Eluana Englaro dove una Corte di Cassazione, vista l' assenza di leggi, si è sostituita al legislatore indicando la strada da seguire. Da quanto sopra, appare evidente che il cittadino deve essere messo in condizione di far sapere quali siano le condizioni di trattamento terapeutico cui non intende sottomettersi in caso di malattia che lo riduca allo stato vegetativo mentre mi sembra in contrasto con la Costituzione la norma che lascia al medico, comunque e sempre, l' ultima parola. Il problema assume aspetti drammatici quando la volontà non viene espressa e, a causa dell' imponderabile (incidente stradale o sul lavoro per fare un esempio) come successo alla povera Eluana che rimase vittima di un incidente stradale: chi ha la facoltà di porre fine alla vita di un individuo ridotto a stato vegetativo? Hanno diritto i famigliari a poter usufruire del sostegno dello stato qualora decidano di non sopprimere, perchè di questo si tratta, un figlio, un genitore, un marito o una moglie? Deve prevalere l' opinione del medico o l' opinione dei famigliari? A questo punto interviene il problema etico e la chiamata alla responsabilità dei parlamentari cattolici all' obbedienza alle direttive della Chiesa. Io da cattolico, credente, osservante e praticante nonché militante nell' associazionismo anche con ruoli di responsabilità, non sono molto convinto della correttezza della gerarchia quando richiama all' ordine i parlamentari espressione del mondo cattolico. Per prima cosa osservo che la Costituzione all' art. 67 dice “.....ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato...” il che, in uno Stato laico e non confessionale, significa che ogni deputato e senatore può e deve esprimersi senza condizionamenti, neanche dal Partito di appartenenza. Egli risponde del suo operato al popolo italiano ed esclusivamente al popolo italiano e non ad altre istituzioni siano esse la Chiesa, i Partiti, le Associazioni di categoria o le varie lobbies. Per i cattolici non deve riemergere l' inconciliabilità tra i principi della fede e la sfera della legge civile: i tempi del “non expedit” dovrebbero essere finiti da un pezzo. In un recente scritto, Corrado Belci, figura carismatica ed indimenticabile della prima repubblica, citava Giuseppe Lazzatti, padre della nostra Costituzione e rappresentante di quel nugolo di esponenti cattolici quali Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani che ebbero un ruolo fondamentale nella stesura della “Carta”, il quale in uno scritto del 1948 diceva “......la sfera religiosa attiene al destino finale dell' uomo, la legge civile mira a fare sempre più umana, cioè capace del massimo sviluppo di ogni persona, la convivenza degli uomini.” Da qui appare evidente come la “Legge” mira ad una migliore convivenza per la vita temporale. Viene formulata, secondo le regole della vita democratica, da credenti, non credenti e diversamente credenti. Anche nei documenti conciliari troviamo supporto a queste tesi. La Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes” al Capo IV n. 76 recita “La Comunità politica e la Chiesa sono indipendenti ed autonome l' una dall' altra nel proprio campo.” e, mi sembra, richiami molto il pensiero del Conte di Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato”. Nello specifico del “fine vita”, mi sembra significativo citare il Catechismo della Chiesa Cattolica che al n. 2278 dice “ .......l' interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all' accanimento terapeutico.” Non si vuole così procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire. Concludo questo mio scritto, citando il documento pubblicato a Natale da un gruppo di “pretacci” come li averbbe certamente chiamati, se li avesse conosciuti, Candido Cannavò. Don Mario Vatta, don Alberto De Nadai, don Pierluigi di Piazza e gli altri, nel loro documento dedicano un capitolo intitolato “del nascere e del morire” che, tra l' altro, dice: “...fra i tanti esempi di accompagnamento per anni e anni di persone in condizioni estreme, si possono collocare anche quelle situazioni in cui le persone non ce la fanno, non per egoismo, tanto meno per cattiveria, ma per scelta personale. O ci sarebbero questioni morali che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona? E' davvero ci si può sostituire a Dio affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone? E perchè non vivere con lui una relazione di fiducia, di accoglienza del nostro vivere e morire, di una vita che continua diversamente nel suo Mistero?
Silvio Razza ( Componente Presidenza Regionale ACLI e Direttivo Regionale Forum Associazini Familiari)
November 14 libertà Poropongo una poesia di Santino Spinelli, ci rivediamo fra un paio di giorni:
Libertà …unàve andré o kwìte i bičhibbengre gilí tri čàre ta soviarèle o gi ki bravàle maÒkurindonne li purraddipé ta li vlìne bravalipé; li dox tri li rùkh ka pakarèmb andrè li ivalé bravàle; li manglé rovibbé tro rùkh rovelèngre ka na putravemb ki li čangaddipé tro ìve. Kammàve li korkoré gilibbé tro rùkh baró ka liÒdràle li vaÒtèngre frùnne sàre vaÒt opré ku thèm, o kham ka juravèppe pi ta dikkèppe, i čhone ka na mijarèppe pi ta xoxavèle. Kammàve o nangipé ta i nguldí Òung tro baró putraddipé. Ascolto in silenzio il muto canto dell'erba che dondola l'anima al vento disprezzando le vanità e le ricchezze vane; adoro i sospiri degli abeti che s'infrangono nei gelidi turbini; amo gli umili pianti del salice che non si sciolgono alle carezze della neve. Adoro le solitarie danze del castagno che trema le palmipedi foglie come mani al cielo; adoro il sole che non si maschera per apparire; la luna che non si trucca per ingannare. Amo la nudità e il soave profumo dell'eterna libertà.
November 12 spazio pubblico Pubblico un intervento di Daniele Ungaro.
Il ragionamento parte dalla discussione sulla
sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo sulla vicenda
del crocifisso, per giungere a una nuova prospettiva di
spazio pubblico democratico. Si tratta di una riflessione
affascinante che condivido, ringrazio Daniele per
questo prezioso contributo, che estendo a tutti:
I due tipi di spazio pubblico democratico
La sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo sulla vicenda del crocifisso – al di là di varie considerazioni di contorno – pone in rilievo una questione essenziale: il rapporto tra spazio pubblico e regimi democratici. Per intenderci, spazio pubblico indica quel contenitore – costituito prevalentemente dalle agenzie di socializzazione distinte dalla famiglia e dai media della comunicazione di massa - all'interno del quale vengono espresse (per appunto pubblicamente) opinioni. Le opinioni sono argomenti espressi senza una pretesa di verità fondata su dogmi religiosi, ideologici, o enunciati scientifici dimostrati e comunemente accettati, quindi si tratta di “sentenze” provvisorie, mutevoli e continuamente vagliabili dall'esperienza anche quotidiana (a differenza degli enunciati scientifici il cui mutamento esige esperienze maggiormente consolidate). In sintesi, esistono due concezioni pure di spazio pubblico compatibile con la democrazia. Lo spazio pubblico neutro e lo spazio pubblico di tutti. Inizio dal primo. Lo spazio pubblico neutro rappresenta il modello francese. Lo stato è laico in maniera fondamentale, per cui lo spazio pubblico è accessibile su un piano eguale da parte di tutti solo spogliandosi dalle proprie appartenenze culturali distinte dalla cittadinanza politica repubblicana. Quindi, per esempio, l'unica icona rappresentabile in una scuola pubblica è la foto del Presidente della Repubblica, è addirittura nello spazio pubblico, sia una scuola o una biblioteca, l'espressione manifesta di simboli di apprtenenza religiosa-etnico-culturale – dalla catenina con la croce al velo islamico – viene proibita. La sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo rimanda implicitamente a questa concezione dello spazio pubblico. Esiste però un'altra concezione dello spazio pubblico compatibile con la democrazia. Si tratta di quella per cui lo spazio pubblico non è neutro, ma di tutti. In questo secondo caso, tutti i simboli espressione delle identità culturali presenti nello spazio pubblico possono venire liberamente espressi. In sintesi, in questo caso il problema non è togliere, ma aggiungere. Inoltre, in tutti i casi dove è possibile, la decisione su che cosa fare viene presa a livello locale, non centrale. Quindi in prospettiva potremo avere delle aule scolastiche con la sola esposizione della foto del Presidente della Repubblica, ma anche altre con esposizione di crocifissi, mandala tibetani, sure del Corano, versetti della Torah, totem, quant'altro. Il problema è chi decide su quale dei due modelli – entrambi compatibili con la democrazia – possa venire assunto (o quale mix tra i due possa essere scelto). Lo può fare una sia pure autorevole sentenza? Lo può fare una sia pure legittima richiesta di una famiglia? Un normale principio democratico ci dice che quando bisogna scegliere, almeno in parte, anche per gli altri, esiste il libero e pubblico dibattito democratico e alla fine di questo, il voto. Questo è l'aspetto dirimente della questione. Un legittima pretesa di diritto espressa da un singolo può essere tutelata solo quando non toglie nulla agli altri. O se tale singola pretesa viene rappresentata dalla maggioranza presente nello spazio pubblico. Per capirci, il diritto di non frequentare l'ore di religione cattolica è sacrosanto fosse anche richiesto da un'unica famiglia in Italia, ma il diritto di togliere a tutti qualcosa che c'è può essere espresso solo da una maggioranza dopo un libero e pubblico dibattito. Da questo punto di vista, quindi, il secondo modello di spazio pubblico – per comodità possiamo chiamarlo postmoderno a differenza del primo, classicamente moderno - ha un vantaggio; a livello locale, aggiungere invece di togliere, può essere richiesto anche da minuscole minoranze, senza danneggiare nessuno (ovviamente se qualcuno si sente danneggiato dall'aggiunta ulteriore di simboli identitari opta per una concezione non democratica dello spazio pubblico e se ne assume la responsabilità). Nell'attuale panorama politico italiano queste due concezioni dello spazio pubblico iniziano faticosamente a delinearsi in maniera trasversale. Non c'è dubbio che nel centro-destra si stia costituendo sulla scia di Fini una concezione neutra e repubblicana dello spazio pubblico, contro istanze residuali identitarie e confessionali; mentre anche se in maniera meno nitida nel centro-sinistra una visione postmoderna sembrerebbe iniziare a formarsi. Il problema – nella nostra povera patria, citando Battiato – è che la sentenza della Corte sul crocifisso è appunto una sentenza, che ha scatenato nelle parti regressive di entrambi gli schieramenti quei riflessi nevrotici che Freud definiva coazione a ripetere (quello di cui non sei consapevole sei costretto a ripeterlo all'infinito). Per le parti regressive del centro-destra, la sentenza è la solita aggressione del complotto giuridico internazionale contro l'Italia, la sua maggioranza politica ed il suo governo. Per quelle del centro-sinistra, è il Corano nella lettura fondamentalista, ciò che Dio ha dettato e l'uomo non può modificare. Ma la composizione dello spazio pubblico democratico non può essere scelto né dalle autorità religiose né dalle sentenze di qualsiasi corte.
November 10 JURE TORI TRIO
Ecco una bella iniziativa a Gorizia:
Un appuntamento a dir poco internazionale!!!!
Al WINE CAFE di piazza Vittoria, a GORIZIA giovedì 12 novembre - alle 21 concerto del JURE TORI TRIO
ovvero:
JURE TORI / fisarmonica EWALD OBERLALEITNER / contrabbasso e GANESH ANANDAN / percussioni
TORI e OBERLEITNER formano un duo già rodato da tempo. Il loro è jazz dall’ampio respiro musicale, che vede anche nel folk, il rock, il blues e la musica classica una ulteriore amplificazione della loro proposta. Musica dalle forti emozioni, e dalle tensioni che si trasformano in momenti di totale ispirazione, questo duo ha trovato nel cd “Reflection of memory” l’occasione per proporre dieci brani originali, intrecciati nelle atmosfere e nelle variazioni di swing zingaro. Album che la critica specializzata ha adorato, premiandolo con entusiastici commenti di approvazione. I due, assieme, sono capaci di una musica d’autore che travalica ogni confine geografico e stilistico. Portando l’ascoltatore in un viaggio originale e profondo, nelle più ricche pieghe dell’animo umano.
JURE TORI con la formazione degli Orlek, ha registrato sette album, suonando in Europa, Stati Uniti, Asutralia e Asia. Fra le sue collaborazioni anche quella con il corpo di ballo internazionale En Knap.
EWALD OBERLEITNER dal 1973 insegna al dipartimento jazz alla Facoltà delle Arti di Graz. La sua storia musicale lo ha visto suonare insieme a nomi storici della musica jazz, come Anthony Braxton, Chet Baker, Art Farmer, John Surman e Paul Bley. Anche per lui c’è una lunga lista di date dal vivo, in tutto il mondo.
GANESH ANANDAN, percussionista e compositore nato e cresciuto a Bangalore. Formatosi anche grazie a diverse borse di studio, che gli hanno permesso di incontrare importanti musicisti e docenti, Anandan combina la tecnica del tamburello, tipica del sud dell’India, con le tecniche legate alla musica contemporanea e popolare.
Ingresso libero e gratuito.
November 09 Figlio del vento Propongo una poesia di Santino Spinelli:
November 08 per voi Propongo una poesia di Gezim Hajari:
Per voi uomini dell' Europa che vi arrangiate ogni giorno Per voi donne dell' Est che lavate per terra o accompagnate a prendere aria i vecchi d' Occidente Per voi immigrati che dormite sulle panchine e vi svegliate con un 'immensa nostalgia Per voi barboni che non volete padroni e vivete in pace con l'universo Per voi prostitute che offrite il vostro sesso a negri bianchi gialli fino al sangue Per voi malati e disoccupati come solidarietà e misericordia Per voi missionari che portate tenerezza ai deboli prima di morire Per voi contadini che fate pascolare il gregge e arate i campi da nord a sud Per voi folli che ci insegnate gratis la follia Per voi che siete soli e fuggite come me scrivo questi versi in italiano e mi tormento in albanese
November 07 La pace Propongo questa poesia di Alda Merlini:
La pace
La pace che sgorga dal cuore e a volte diventa sangue, il tuo amore che a volte mi tocca e poi diventa tragedia la morte qui sulle mie spalle, come un bambino pieno di fame che chiede luce e cammina. Far camminare un bimbo è cosa semplice, tremendo è portare gli uomini verso la pace, essi accontentano la morte per ogni dove, come fosse una bocca da sfamare. |
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