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Lucio democrazia, libertà, dignità, ciascuna persona ha valore in quanto tale |
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November 25 OSMICA-OSMIZA FabecNovember 24 promenade Nei cassetti si trovano cose piacevoli, dimenticate...
Propongo una poesia di un autore sconosciuto:
Autunno
Lembi di ricordi volano in noi. Fogli, un tempo vivi- preziose ancore per lo spirito- che cerca.
Camminando al tramonto Sulla piazza del mercato, tra le carte sollevate dal vento, lo sguardo si alza verso una nuova luce.
Con passo leggero- ci avviamo- nuovamente- alla vita.
November 23 Atlantide Propongo questa poesia, dall'album "Bufalo Bill" (1976)
ecco il collegamento, sotto il testo: http://www.youtube.com/watch?v=A7dEH-JsV44&feature=related
Atlantide
November 22 Mangiafuoco Il ritmo si sente, la musica entra nel profondo, l'istinto fa muovere il corpo,
la ragione dice di ballare liberamente......chi ne ha voglia si liberi dei fili e balli..
....sto ballando ...
Propongo una canzone di Edoardo Bennato, dall'album
" Burattino senza fili" (1977):
ecco il collegamento, sotto il testo: http://www.youtube.com/watch?v=EF2x4Fy_iTI&feature=related
Mangiafuoco
Non si scherza, non è un gioco sta arrivando Mangiafouco lui comanda e muove i fili fa ballare i burattini
State attenti tutti quanti non fa tanti complimenti chi non balla, o balla male lui lo manda all'ospedale
Ma se scopre che tu i fili non ce l'hai se si accorge che tu il ballo non lo fai allora sono guai - e te ne accorgerai attento a quel che fai - attento ragazzo che chiama i suoi gendarmi e ti dichiara pazzo!...
C'è un gran ballo, questa sera ed ognuno ha la bandiera marionette, commedianti balleranno tutti quanti
Tutti i capi di partito e su in alto Mangiafuoco Mangiafuoco fa le scelte muove i fili e si diverte
Ma se scopre....ecc.
C'è una danza molto bella tra Arlecchino e Pulcinella si riempono di calci si spaccano le ossa Mangiafuoco sta alla cassa
Mangiafuoco fa i biglietti tiene i prezzi molto alti non c'è altro concorrente chi ci prova se ne pente!...
November 21 foglie L'autunno è una stagione densa di metafore e riflessioni, propongo due poesie,
la prima di Giuseppe Ungaretti scritta, nel 1918, in Francia nei dintorni
di Remis:
Soldati (Bosco di Courton luglio 1918)
Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie
la seconda, anonima, trovata scritta su di un foglio nascosto in fondo ad
un cassetto:
cammino
In tanti viaggiamo, soli, verso il nulla. Un Dio ci potrà salvare? Credere in Dio ci potrà aiutare?
November 19 popolo invisibile... Propongo una poesia di Santino Spinelli:
November 18 l'istrione A ciascuno la sua maschera, ecco una maschera simpatica.
Propongo una canzone di Charles Aznavour:
ecco il collegamento, sotto il testo: http://www.youtube.com/watch?v=hfGHWqnstU0
L'Istrione
Io sono un istrione November 17 se tu ....... Propongo una poesia di Giuseppe Ungaretti, da "Il dolore" (1937-1946):
Se tu mio fratello
Se tu mi rivenissi incontro vivo, Con la mano tesa, Ancora potrei, Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere, Fratello, una mano.
Ma di te, di te più non mi circondano Cha sogni, barlumi, I fuochi senza fuoco del passato.
La memoria non svolge che le immagini E a me stesso io stesso Non sono già più Che l’annientante nulla del pensiero.
November 16 TESTAMENTO BIOLOGICO Ospito un'interessante riflessione di Silvio Razza che ringrazio per il prezioso contributo:
SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
In questi ultimi mesi l' argomento “fine vita” è entrato prepotentemente nello discorrere politico con confronti a volte molto aspri tra i fautori delle diverse soluzioni al problema. Tiene banco “l' accanimento terapeutico” e se l' idratazione e l' alimentazione sono un “sostegno” o una “terapia”. E' un tema, questo, che la comunità scientifica internazionale continua a trattare ma senza dare delle risposte definitive al dilemma. A mio avviso, qualunque trattamento riservato ad una persona che non sia in grado di esprimersi trovandosi in stato vegetativo, deve essere ritenuto “terapia” e, quindi, visto l' art. 32 della Costituzione che recita “..... nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana....” una legiferazione in materia appare quanto mai urgente anche alla luce del caso di Eluana Englaro dove una Corte di Cassazione, vista l' assenza di leggi, si è sostituita al legislatore indicando la strada da seguire. Da quanto sopra, appare evidente che il cittadino deve essere messo in condizione di far sapere quali siano le condizioni di trattamento terapeutico cui non intende sottomettersi in caso di malattia che lo riduca allo stato vegetativo mentre mi sembra in contrasto con la Costituzione la norma che lascia al medico, comunque e sempre, l' ultima parola. Il problema assume aspetti drammatici quando la volontà non viene espressa e, a causa dell' imponderabile (incidente stradale o sul lavoro per fare un esempio) come successo alla povera Eluana che rimase vittima di un incidente stradale: chi ha la facoltà di porre fine alla vita di un individuo ridotto a stato vegetativo? Hanno diritto i famigliari a poter usufruire del sostegno dello stato qualora decidano di non sopprimere, perchè di questo si tratta, un figlio, un genitore, un marito o una moglie? Deve prevalere l' opinione del medico o l' opinione dei famigliari? A questo punto interviene il problema etico e la chiamata alla responsabilità dei parlamentari cattolici all' obbedienza alle direttive della Chiesa. Io da cattolico, credente, osservante e praticante nonché militante nell' associazionismo anche con ruoli di responsabilità, non sono molto convinto della correttezza della gerarchia quando richiama all' ordine i parlamentari espressione del mondo cattolico. Per prima cosa osservo che la Costituzione all' art. 67 dice “.....ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato...” il che, in uno Stato laico e non confessionale, significa che ogni deputato e senatore può e deve esprimersi senza condizionamenti, neanche dal Partito di appartenenza. Egli risponde del suo operato al popolo italiano ed esclusivamente al popolo italiano e non ad altre istituzioni siano esse la Chiesa, i Partiti, le Associazioni di categoria o le varie lobbies. Per i cattolici non deve riemergere l' inconciliabilità tra i principi della fede e la sfera della legge civile: i tempi del “non expedit” dovrebbero essere finiti da un pezzo. In un recente scritto, Corrado Belci, figura carismatica ed indimenticabile della prima repubblica, citava Giuseppe Lazzatti, padre della nostra Costituzione e rappresentante di quel nugolo di esponenti cattolici quali Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani che ebbero un ruolo fondamentale nella stesura della “Carta”, il quale in uno scritto del 1948 diceva “......la sfera religiosa attiene al destino finale dell' uomo, la legge civile mira a fare sempre più umana, cioè capace del massimo sviluppo di ogni persona, la convivenza degli uomini.” Da qui appare evidente come la “Legge” mira ad una migliore convivenza per la vita temporale. Viene formulata, secondo le regole della vita democratica, da credenti, non credenti e diversamente credenti. Anche nei documenti conciliari troviamo supporto a queste tesi. La Costituzione Conciliare “Gaudium et Spes” al Capo IV n. 76 recita “La Comunità politica e la Chiesa sono indipendenti ed autonome l' una dall' altra nel proprio campo.” e, mi sembra, richiami molto il pensiero del Conte di Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato”. Nello specifico del “fine vita”, mi sembra significativo citare il Catechismo della Chiesa Cattolica che al n. 2278 dice “ .......l' interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all' accanimento terapeutico.” Non si vuole così procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire. Concludo questo mio scritto, citando il documento pubblicato a Natale da un gruppo di “pretacci” come li averbbe certamente chiamati, se li avesse conosciuti, Candido Cannavò. Don Mario Vatta, don Alberto De Nadai, don Pierluigi di Piazza e gli altri, nel loro documento dedicano un capitolo intitolato “del nascere e del morire” che, tra l' altro, dice: “...fra i tanti esempi di accompagnamento per anni e anni di persone in condizioni estreme, si possono collocare anche quelle situazioni in cui le persone non ce la fanno, non per egoismo, tanto meno per cattiveria, ma per scelta personale. O ci sarebbero questioni morali che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona? E' davvero ci si può sostituire a Dio affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone? E perchè non vivere con lui una relazione di fiducia, di accoglienza del nostro vivere e morire, di una vita che continua diversamente nel suo Mistero?
Silvio Razza ( Componente Presidenza Regionale ACLI e Direttivo Regionale Forum Associazini Familiari)
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